Il Montefeltro

Quel giorno mi trovavo a Gubbio per trarre coraggio e fiducia alla vista delle grandi opere dell’uomo. La grandiosa, quasi temeraria audacia di questa architettura produce un effetto quasi sbalorditivo e ha qualcosa di inverosimile e conturbante. Si crede di sognare o di trovarsi di fronte a uno scenario teatrale e bisogna continuamente persuadersi che invece tutto è lì, fermo e fissato nella pietra.    ‘ Hermann Hesse’  Il dipinto (Autore: Piero della Francesca) che ritrae il Duca di Urbino Federico da Montefeltro, appartiene a un dittico di cui fa parte anche il ritratto della consorte del celebre condottiero.     Il dittico, all’origine unito da una cerniera, in passato poteva essere aperto e chiuso come un libro, rivelando all’esterno l’immagine di due trionfi, quello di Battista Sforza e quello del Duca Federico, all’interno l’effigie dei coniugi ritratti di profilo l’uno di fronte all’altra.

La storia di FEDERICO DA MONTEFELTRO.

Le origini

Conte e duca di Urbino, conte di Mercatello e della Massa Trabaria. Signore di Gubbio, Sassorcorvaro, Fossombrone, Urbania, Cagli, Sant’Angelo in Vado, San Leo, Pergola. Figlio naturale di Guidantonio avuto con Donna Laura degli i Ubaldini. Padre di Antonio e di Guidobaldo, cugino di Guidantonio Manfredi, suocero di Giovanni della Rovere, Roberto Malatesta, Agostino Fregoso, Fabrizio Colonna, cognato di Domenico Malatesta, genero di Alessandro Sforza. La carriera politica e militare     Da giovinetto fu ostaggio a Venezia dove apprese molto dell’arte e della guerra. Nel 1437 a soli quindici anni sposò Gentile Brancaleoni, aveva già acquisito una solida preparazione politica ed artistica. Nel 1444 in seguito alla morte del fratello in un agguato a palazzo, fu chiamato dai cittadini di Urbino a succedergli e subito mostrò doti di abilità e moderazione. Entrò ai servigi dello Sforza, nel 1445 negoziò la cessione di Pesaro patteggiando per se l’acquisto di Fossombrone che gli costò la scomunica papale ritirata poi nel 1450 da Nicolò V, e l’odio di Sigismondo Pandolfo Malatesta con il quale lottò per lungo tempo nelle Marche e nella Romagna. Nel 1451 passo al servizio degli Aragonesi di Napoli, guerreggiò per Pio II. Nel 1459 in Romagna combatté per il Papa contro il Malatesta sconfiggendolo sul Cesano nei pressi di Senigallia (1462) togliendogli quasi tutte le terre e la stessa Fano. Il Papa lo nominò vicario della terre conquistate, comandante della Lega italica combatté i Colleoni nella prima battaglia nella quale fu usata l’artiglieria da campagna. Quando, secondo il patto del 1463, il Papa volle riprendere Rimini al domino diretto, intimorito dalla crescente forza papale, si alleò con Roberto Malatesta e a capo della lega di Napoli, Milano e Firenze, batté a Mulazzo presso Rimini l’esercito pontificio assicurando la città ai Malatesta. Nel 1472 fu capitano dei fiorentini nella sottomissione della ribelle Volterra la quale fu saccheggiata orribilmente. Nel 1474 Sisto IV lo nominò Duca di Urbino stabilendo il matrimonio di suo nipote Giovanni della Rovere con la figlia di Federico, Giovanna. Ebbe poi il comando delle milizie papali contro Firenze. Fu capitano della lega contro i veneziani. Con la morte del Papa Sisto IV i suoi possedimenti vennero praticamente triplicati.     Le doti umanistiche      Condottiero assai lodato per valore, prudenza e lealtà, si distinse soprattutto nell’arte della pace. Nella guerra cercò sopratutto i mezzi per le sue opere magnifiche. Conoscitore della lingua latina, delle lettere sacre e profane, raccolse intorno a se una corte di umanisti e poeti fondando ad Urbino la più grande biblioteca dell’occidente tenendo impegnati per 14 anni e più dai 30 ai 40 scrittori a trascrivere libri. Fece innalzare il palazzo ducale di Urbino, edificò palazzi e rocche a San Leo, Montefelcino, Pergola, Fossombrone, Cagli, Gubbio. Ad urbino costruì il Duomo e trà Urbino e Mondavio il ponte sul Foglia. Venne insignito come membro dell’ordine dell’Ermellino e, tra i pochi in Italia, dell’ordine della Garrettiera.   Il 10 settembre del 1482 chiudeva la sua straordinaria esistenza     IL PALAZZO DUCALE A GUBBIO     Il Palazzo Ducale fu costruito dopo il 1470 in seguito alla venuta di Federico da Montefeltro ed è dichiaratamente l’espressione di un modello di vita che si ispira alla civiltà umanistica. Sorge di fronte al Duomo. E’ frutto dell’ampliamento e della trasformazione di un nucleo di edifici medievali. L’opera fu portata a termine sotto Guidobaldo. Le strutture murarie degli stabili precedenti, tra cui l’antica residenza comunale, sono facilmente individuabili all’esterno, soprattutto nel lato verso valle. All’interno del palazzo si apre uno stupendo cortile, che corrisponde allo spazio in precedenza occupato dall’antica piazza del comune. In basso, su tre lati, si succedono le snelle arcate del portico su colonne e pilastri agli angoli; in alto, un piano con eleganti finestre architravate divise da lesene. Attualmente è possibile la visita delle sale al piano terreno, che conservano camini e altri ornamenti architettonici, nonché dei sotterranei, con interessanti reperti di scavo. Altre ali del palazzo sono adibite a sede di esposizioni temporanee. L.Laurana lavorò sotto Federico dal 1467 al 1472 cosicchè il monogramma FD (Federicus Dux), che può essere letto in vari punti del palazzo , è posteriore al 1474, quando Montefeltro fu nominato Duca , sembra suggerire che il palazzo fu costruito quando l’architetto dalmata era già alla corte di Napoli. Si pùò pensare, tuttavia, che Francesco di Giorgio Martini, l’altro grande architetto che lavorò per Federico e la cui presenza a Gubbio in quel periodo era certa, mise in pratica e completò il progetto già impostato e abbozzato da Laurana. Molto interessante è il cortile interno che ricorda, con dimensioni ridotte, i palazzi ed i cortili di Urbino; sicuramente quando l’edificio fu consegnato doveva essere splendido per gli ornamenti e gli accessori rinascimentali fra i quali lo ‘studiolo’ del duca. Oggi si possono ancora osservare le bellissime tarsie del portone, il soffitto a cassettoni, il camino in pietra serena e le formelle in laterizio delle tettoie del palazzo. Il Palazzo oggi e di proprietà della Sovrintendenza dei beni culturali ed è adibito a museo e luogo di mostre.   Lo ‘studiolo’ del duca, oggi al Metropolitan Museum di New York, è costituito da pannelli lignei riccamente intarsiati che coprivano le pareti della stanza in cui era ubicato sino a m. 2,68.